Omelia nella santa Messa per l’Unione dei Giuristi Cattolici di Sua Eccellenza il Vescovo Massimo Camisasca

Festa dell’Esaltazione della Santa Croce

Vescovado, 14 settembre 2020

Cari amici,

questa nostra celebrazione si svolge nella festa dell’Esaltazione della santa Croce, da essa vorrei trarre il primo insegnamento per l’anno che inizia e anche per voi che vivete a strettissimo contatto con le problematiche, talvolta anche feroci, della vita di oggi.

Croce vuol dire salvezza. Lo abbiamo sentito nelle parole del vangelo di Giovanni. Dio non è venuto per condannare il mondo ma per salvarlo, non per condannare gli uomini ma per salvarli (cfr. Gv 3. 17). Oggi la parola salvezza viene pronunciata spesso con molta superficialità. Il cammino verso la salvezza è un cammino verso Colui che ci attende a braccia aperte. Nello stesso tempo è un cammino verso Colui che ha un profondo rispetto della nostra libertà e della nostra storia personale. Perciò chiede alla nostra vita di essere liberamente e ragionevolmente incamminata verso di lui. In altre parole chiede un cammino di conversione. Come abbiamo appena ascoltato nel Libro dei Numeri, nel deserto il popolo si domandava perché Dio li mettesse così alla prova. Forse è la stessa domanda che ci siamo posti noi in questi mesi passati, durante il periodo difficile del Covid. Troppo sbrigativamente abbiamo risposto che Dio non c’entra con il Covid. Invece Dio c’entra con tutto, anche se Lui non è la causa del male. Egli si serve del male, come si è servito del tradimento di Israele nel deserto, per condurlo alla salvezza attraverso la conversione. 

La conversione, nell’Antico Testamento, passa sempre attraverso degli eventi scioccanti come in questo caso i morsi dei serpenti che uccidono moltissime persone del popolo. L’intervento di Dio scuote il cuore dell’uomo per aiutarlo a riconoscere dove sta il bene e dove sta il male.

Talvolta l’uomo è così profondamente dimentico del bene e attratto dal male che, senza una scossa, non si riprende. La croce è questa scossa, evento centrale della storia del mondo che potremmo guardare per ore e ore senza riuscire a penetrarlo. È un evento sempre nuovo, sempre sconvolgente, sempre superiore ad ogni possibile categoria umana. È l’evento di Dio che attrae il cuore dell’uomo. Talvolta, per aprire in lui la strada dell’attrazione, Dio interviene in un modo che sembra un intervento di morte. La croce di Cristo non è forse sembrata un intervento di morte? Eppure era un intervento di vita.

Attraverso l’obbedienza del Figlio tutta l’umanità ha cambiato il suo itinerario, anche se poi ciascuno deve percorrere personalmente il cammino di questo cambiamento.

Questo dunque il primo Il primo insegnamento che viene a noi dalla festa di oggi: la sapienza della croce è un cammino di cambiamento del cuore in cui ci apriamo alla rivelazione che Dio fa di se stesso e di noi. Nella persona di Gesù appare chi è Dio, ma anche chi è l’uomo.

Vorrei anche dire una parola sulla vostra professione. Tutti noi abbiamo la netta percezione di vivere su un terreno molto friabile. Nella storia dell’uomo ci sono stati cambiamenti epocali, come la nascita della scrittura e della stampa, per esempio. Noi viviamo nel tempo dello schermo, lo schermo dell’IPad e quello del computer, che tendono a sostituire la pagina del libro e la scrittura stessa, generando un grandissimo cambiamento di mentalità. Tanto più che questa rivoluzione è stata assunta da ideologie “decostruttive”: il potere, per poter imporsi, deve decostruire. È evidente che oggi si vuole decostruire l’uomo stesso, la sua coscienza, il bene e il male, la percezione del vero e del falso nel suo rapporto con la propria origine e il proprio fine. 

Il vostro lavoro intercetta quotidianamente questi temi. Non potete aiutare gli uomini e le donne se in questa “mobilità permanente” non riscoprirete ogni giorno un punto di consistenza che è proprio la sapienza della croce, cioè la manifestazione di Dio nella storia dell’uomo. Essa va ricompresa e rimeditata da voi ogni giorno, come l’asse portante della vostra vita e della vostra professione.

Il vostro è un lavoro difficile perché deve giudicare in un mondo in cui si dice che non ci deve più essere il giudizio; è una professione che deve valutare del bene e del male in un mondo in cui si dice che non c’è più né bene né male, o che bene e male possono essere stabiliti diversamente di giorno in giorno.

Voi siete chiamati a riscoprire chi è l’uomo, da dove viene, dove è indirizzato, quali sono le strade della sua realizzazione e della sua felicità. Il tema della felicità è un tema che spesso attraversa la professione di un avvocato. Persino il male, di cui siete spesso testimoni, lo si compie pensando di arraffare un po’ di felicità.

Mettetevi alla scuola di Cristo e della sapienza della croce per poter conoscere chi è l’uomo e che cosa può renderlo felice, per poter conoscere ciò che nell’uomo va in direzione contraria alla sua dissoluzione. Voi incrociate quotidianamente i problemi della dissoluzione delle famiglie, delle persone; venite in contatto con molti delitti e potete fare molto. Non si tratta di sostituire il compito dei predicatori, dei preti o dei padri spirituali. Con la vostra umanità dovete farvi compagni di strada degli uomini e delle donne, per aiutarli a trovare le vie per la guarigione delle loro ferite e anche per accogliere la necessità del pentimento.

Offro questa santa Messa per voi e per tutti i vostri fratelli e sorelle che con voi condividono la stessa professione. Il Signore vi dia forza e vi permetta ogni giorno di entrare nella sapienza della croce per poter essere compagni di strada autentici delle persone che vi sono affidate.

Amen.

Comunicato stampa UGCI Reggio Emilia del 28.12.2020

Dai giornali pubblicati nei giorni immediatamente precedenti il Natale e dalle voci che si sono susseguite nei giorni successivi è emersa una situazione nell’avvocatura reggiana degna di attenzione e preoccupazione.

Senza volere entrare nel merito di una questione, sulla quale già oggi si è detto molto e sussurrato anche di più, riteniamo sia interesse di tutti focalizzarsi sui principi che difendono e tutelano il decoro della nostra professione.

Condividendo i principi deontologici che regolano l’attività dell’avvocatura, riteniamo fondamentale che non solo nel processo, ma anche nello svolgimento degli incarichi pubblici e nella vita privata sia indispensabile che nulla comprometta la reputazione e l’immagine della professione.

Astenendoci da un giudizio che non ci compete, non essendo a conoscenza piena di quanto sia effettivamente avvenuto, siamo tuttavia in dovere di riaffermare con estrema chiarezza che deve essere evitato tutto ciò che possa compromettere la percezione di indipendenza ed autonomia della avvocatura, che sono ciò che la contraddistingue.

La correttezza e la trasparenza delle nostre azioni garantiscono la stima e l’onore degli avvocati nella opinione pubblica.

La lealtà nell’agire, il continuo confronto con chi viene rappresentato, l’attenta cura della propria onorabilità devono essere una tensione costante per tutti gli avvocati, ed ancora di più per chi li rappresenta.

L’avvocato, chiamato a far parte delle Istituzioni forensi, deve adempiere l’incarico con diligenza, indipendenza e imparzialità. (art. 69 LPF)

Nel momento in cui si diffonde il dubbio di poca trasparenza, chi si è visto coinvolto in tali situazioni, se non può giustificarsi adeguatamente, per rispetto dell’avvocatura e della propria dignità deve valutare l’opzione delle dimissioni dalle cariche che ricopra a nome degli avvocati.

In questo modo dimostrerà che ogni azione è stata e viene fatta nell’interesse della professione forense, e fugherà così ogni sospetto di interessi personali, nonché ipotesi di strumentalizzazioni della carica, e tutelando se stesso tutelerà tutta la categoria dal punto di vista personale, oltre che professionale.

Speriamo che, superato il triste momento che l’avvocatura reggiana sta attraversando, i rappresentanti presenti e futuri degli avvocati si attengano ai principi deontologici che sempre devono contraddistinguerli.

Unione Giuristi Cattolici Italiani – unione locale di Reggio Emilia

Il presidente

Avv. Federica Davoli

Intervento dell’avv. Federica Davoli – Presidente Unione Giuristi Cattolici di Reggio Emilia, alla messa del 17.12.2020

Quando ho saputo che il Vangelo di oggi parlava della genealogia di Nostro Signore Gesù Cristo, mi sono chiesta, d’istinto, cosa c’entrasse la genealogia di Gesù con il nostro lavoro di avvocati.

In realtà, questa genealogia ci fa capire che Gesù è il culmine e il punto d’arrivo delle profezie dell’Antico Testamento, da cui inizia il completamento e il perfezionamento della promessa.

Il giudice Livatino, in una sua famosa conferenza del 1968, pose in parallelo l’AT con il codice Giustinianeo, rilevando che l’AT è un insieme di regole, tutte della stessa importanza indipendentemente dal tempo in cui sono state emanate, tutte caratterizzate dalla forte valenza etica: il diritto è visto come strumento per realizzare sì un ordine terreno, ma soprattutto la civitas dei e, nell’immediato, la salvezza delle persone.

L’uomo, senza Dio e senza gli esempi di chi ha vissuto in profondità il Vangelo, cammina nelle tenebre. Anche nella nostra società scientista, nella quale l’uomo pensa di poter dominare tutto, è importante che l’uomo di scienza sia anche uomo di fede. L’esempio di S. Ivo (patrono degli avvocati) ci insegna che il diritto è uno strumento che permette di conoscere la realtà umana più in profondità e di capire quanto la sua Creazione sia avvenuta nel segno dell’Amore. La Fede permette di indirizzare il diritto verso il suo fine ultimo, ovvero l’uomo e il suo mondo nel senso della Verità, che è Dio.

Con la sua venuta Gesù perfeziona la legge mosaica, che egli non rinnega e da cui parte: la norma giuridica nella predicazione di Gesù tende alla perfezione morale della persona secondo il programma della salvezza.

Per avviare l’uomo alla civitas Dei, non bastano la Giustizia e la legge, che possono fermarsi alla rigida formalità tipica dei farisei, è necessario il loro completamento con la legge dell’amore, amore a Dio e ai fratelli perché immagine di Dio, quindi amore non riducibile alla semplice solidarietà umana.

Mondo della fede e mondo del diritto sono in continuo rapporto fra loro. Gli avvocati si occupano di cose umane, ma è loro compito considerarle nella visione di Dio. Il giurista partecipa al mondo della fede e a quello del diritto, impegnato nella realizzazione, nel diritto, dei valori evangelici.

La preghiera e l’azione coerente sono estremamente importanti: si deve cercare il dialogo nell’ascolto e nell’amore, così come non si devono mai dimenticare la fedeltà, la fermezza e la comunicazione di verità e principi evangelici. Perché il diritto non sia solo guida, ma anche scudo e ancora di salvezza, deve essere un diritto certo, un diritto giusto, un diritto concreto. Avere accantonato alcune regole per non dispiacere alle maggioranze ha diminuito la difesa delle persone, specie le più deboli.

GP2 nel suo discorso all’UGC del 1982 sottolineò la necessità di valorizzare ogni forza che miri “all’attuazione dell’etica cristiana nella scienza giuridica, nell’attività legislativa, giudiziaria, amministrativa e in tutta la vita pubblica”, richiamando il monito di S. Paolo VI (convegno Università Cattolica del 1973) su quanto sia importante sentire cum ecclesia anche nell’ambito del diritto 

Oggi la nostra società sta attraversando una grave crisi, una crisi di ognuno e di tutti, una crisi di valori, una crisi della giustizia, una crisi nel riconoscimento e nella tutela dei diritti, che vengono quotidianamente e sistematicamente attaccati e violati dagli organi che, per precetti costituzionali, sarebbero preposti alla loro difesa.

Si presenta allora la necessità per i giuristi, persone d’ordine, di ribadire regole e principi non per amore di una fissità, ma per cercare di proteggere prima le persone, vittime potenziali, per evitare che lo divengano realmente. In mancanza di un intervento attivo, il relativismo individualistico, già assorbito normativamente, sarà non più solo mentalità dominante, ma pensiero unico.

Fede significa missione, più che non mestiere, e l’avvocato cattolico ha fede negli insopprimibili valori umani, aspira alla bontà e alla pietà, vede il diritto come “forza della coscienza morale”. Come disse Calamandrei, la luce della morale e della fede possono dare luce e calore alla fredda opera dei giuristi.

Se volessimo continuare la nostra meditazione, potremmo trovare anche nelle altre letture di oggi spunti molto significativi per noi giuristi.

Il salmo, riferendosi al Messia, dice: “O Dio, affida al re il tuo diritto, e al figlio del re la tua giustizia. Egli giudichi il popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia … Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace…. “

All’Alleluia abbiamo sentito il versetto: “O Sapienza dell’Altissimo / che tutto disponi con forza e dolcezza / vieni a insegnarci la via della saggezza”.

Con tutto questo risulta evidente come la Scrittura presenti come primaria nella vita sociale l’attività giuridica, come sottolinei la necessità della sapienza divina perché l’applicazione della legge diventi realizzazione della giustizia e come questa sia premessa necessaria per la pace.

Queste profezie sono in certo qual modo anche un programma di vita per ognuno di noi e il fondamento costante delle attività di tutta l’associazione. 

L’invito alla sapienza, il monito alla giustizia, la promessa della pace siano anche alla base dei nostri auguri natalizi.

Spunti di diritto comparato: l’Irlanda e la Chiesa di Roma, ieri e oggi

Avv. Isabella Albertini

Il legame storico tra Irlanda e le istituzioni della Chiesa di Roma dall’arrivo nell’isola di Palladio e San Patrizio nel 432 d.C. all’organizzazione diocesana di modello continentale voluta da Sant’Anselmo d’Aosta1arcivescovo di Canterbury nel secolo XII, alla cui giurisdizione ecclesiastica era sottoposta la Chiesa irlandese, si andò consolidando in ripetuti attestati di devozione da parte della popolazione dell’isola nei confronti del Vescovo di Roma. Così avvenne quando nel 1536 i nobili irlandesi si opposero alla decisione del re d’Inghilterra Enrico VIII di introdurre in Irlanda l’Anglicanesimo come religione di stato; la Chiesa cattolica irlandese fu spogliata dei suoi beni e delle sue chiese conferiti alla Comunione Anglicana, molti vescovi furono martirizzati o costretti all’esilio.

Tutti i cattolici vennero privati dei diritti civili e politici e la supremazia venne garantita ai notabili protestanti fedeli alla Corona Inglese, ma la religione cattolica sopravvisse clandestinamente tra le persecuzioni, che si alleggerirono gradualmente sino alla promulgazione dell’Act of Emancipationdel 18292: l’emancipazione dei cattolici rappresenta un tentativo di ‘distensione politica’ seguita alla proclamazione del Regno Unito di Gran Bretagna (Inghilterra and Scozia) e Irlanda3e riportò una stagione di fiorente espansione con l’edificazione di nuove cattedrali dove i cattolici ritornarono presto maggioranza.

Le organizzazioni nazionaliste e repubblicane irlandesi per l’indipendenza dalla Corona Britannica ispirate dalle rivoluzioni illuministe di fine settecento, mai animate da matrice anti-clericale, portarono nel secolo XX alla sottoscrizione degli accordi anglo-irlandesi del 6 dicembre 19214, col riconoscimento dello Stato libero irlandese5da cui furono escluse sei contee della provincia settentrionale dell’Ulster prevalentemente unioniste e protestanti (Irlanda del Nord); ne seguì una sanguinosa guerra civile e un tormentato processo di consolidamento politico-istituzionale complicato da opposizioni interne sull’adesione al trattato. considerato da alcuni, in ispecie l’Irish Republican Army, un trattato di compromesso. 

Tali fatti interessarono il pontificato di Papa Ratti Pio XI; con lui la diplomazia vaticana seppe conciliare efficacemente il sostanziale interesse all’indipendenza di un Paese di cattolici devoti con l’esigenza di ricostruire relazioni diplomatiche e un dialogo con il mondo anglosassone strategico al riposizionamento universalistico del Vaticano nello scenario internazionale; la nunziatura apostolica di Dublino fu istituita nel 1929 con il breve apostolico De Romanorum Pontificumdi Pio XI.

La fine della guerra civile nel 1923 non significò la fine degli spari nelle strade di Dublino, gli omicidi politici e le incursioni armate continuarono nei primi anni ’30, e produssero ancora recrudescenze di matrice terroristica negli anni settanta.

L’economia dell’isola prevalentemente agricola ha attraversato non pochi momenti di tragedia, come la carestia del 1845; le classi meno fortunate afflitte dallo storico problema abitativo di baraccopoli malsane in cui le scarse condizioni igieniche e malattie come la tubercolosi decimavano la popolazione, così come le persecuzioni politico-religiose e le frustrate ambizioni indipendentiste, alimentarono il massiccio fenomeno migratorio irlandese con destinazioni privilegiate verso Stati Uniti e la vicina Inghilterra; le molte vocazioni al sacerdozio popolarono il mondo di missionari irlandesi. 

Il Paese è stato duramente colpito dalla crisi economica del 2008 e ha dovuto affrontare un percorso analogo a quello della Grecia di grandi tagli alla spesa pubblica, il rilancio è stato costruito con l’attrazione di capitali stranieri a fiscalità agevolata, la cdDouble Irish Strategy, divenendo sede europea di molte aziende con sede negli Stati Uniti tra cui i colossi della new economyApple, Facebook e Google. 

Quando il 3 novembre 2011, il governo irlandese comunicò la notizia del ritiro del proprio ambasciatore in Vaticano per ragioni di carattere “esclusivamente economico” optando per un ambasciatore non residente, il tempismo della decisione destò ai più qualche sospetto, viste le fratture diplomatiche esplose in merito agli scandali di pedofilia nelle parrocchie e nei collegi cattolici dell’isola.

Nel luglio 2011 il Premier Enda Kenny al Parlamento irlandese aveva accusato il Vaticano di non aver fermato gli abusi sessuali sui minori commessi dai preti cattolici; quello stesso giorno Mons. Martin, vescovo di Dublino, in una intervista radiofonica, aveva replicato che era il vescovo di Cloyne ad aver disatteso le norme della Lettera “De delictis gravioribus” imposte dall’allora cardinale Ratzinger a tutta la Chiesa Cattolica con la riforma motu proprioSacramentorum sanctitatis tuteladi Giovanni Paolo II nel 20016.

Benedetto XVI diede al governo irlandese la più cristallina risposta nominando il 26 novembre di quell’anno, quale Nunzio Apostolico in Irlanda, Mons. Charles John Brown, arcivescovo titolare di Aquileia già Officiale della Congregazione per la Dottrina della Fede.

La battaglia tuttavia era ben più ampia e involgeva l’arresto che intendevano infliggere alla missione pastorale della Chiesa Cattolica nel mondo certi establishmentlobbiesanche Oltreoceano.

Dopo la rinuncia di Papa Ratzinger al Soglio petrino, Papa Francesco ricevette in udienza il 5 aprile 2013 il Prefetto della CDF Mons. Gerhard Ludwig Müller, che riferì nel comunicato a seguire: “il Santo Padre ha raccomandato in particolar modo che la Congregazione, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali…“.

Seguì nel 2014 il ritorno dell’ambasciatore residente presso la Santa Sede, l’invito a visitare l’Irlanda, l’annuncio che la Giornata Mondiale delle Famiglie 2018 avrebbe avuto luogo proprio a Dublino e la visita di Papa Francesco in Irlanda, momenti di relativo riavvicinamento nelle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, ma la politica irlandese nel mentre prendeva sempre più distanze dai contenuti predicati nel Vangelo.

Pur se la popolazione è in larghissima parte cattolica, l’Irlanda è oggi un Paese secolarizzato a colpi di referendum, che nel 2015 ha approvato i matrimoni omosessuali e ha poi modificato l’Adoption Act 2010 riconoscendo l’adozione alle coppie omosessuali, nel 2018 ha approvato una legge sull’aborto e abrogato l’ottavo emendamento (che conferiva tutela costituzionale e giuridica al nascituro), tant’è che gli ospedali cattolici che accedono a finanziamenti pubblici non possono esercitare obiezione di coscienza; sempre nel 2018 ha abrogato il reato di blasfemia.

* * * * *

L’Irlanda ha un ordinamento giuridico di common law, il che rende ogni analisi comparatistica col nostro sistema giuridico piuttosto fuorviante; alcuni commentatori hanno rilevato che le misure assunte dal governo nel presupposto del contrasto all’emergenza pandemica da Covid-19 fossero non adeguatamente supportate dal dettato costituzionale irlandese, ove si recita che lostato di emergenzapuò essere dichiarato dalle Camere in tempo di guerra o rivolta armata; il presupposto tuttavia è stato storicamente applicato e interpretato in maniera estensiva allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando tale condizione venne riferita all’Irlanda pur se non belligerante nel conflitto, e anche nel periodo successivo, nell’assunto che le circostanze richiedessero il mantenimento di determinate misure per più lungo tempo, sicché il periodo emergenziale irlandese legato al secondo conflitto mondiale si protrasse sino al settembre del 1976, quando fu rapidamente e nuovamente ripristinato per il conflitto con l’Irlanda del Nord fino al cessate il fuoco dell’IRAnel febbraio 1995.

Dal primo caso accertato nello Stato il 29 febbraio scorso, il governo ha varato un pacchetto di aiuti alla sanità di 3 miliardi di euro, chiuso le scuole e molte strutture pubbliche dal 13 marzo, diffuso raccomandazioni per la popolazione e per i pubblici esercenti sino all’approvazione parlamentare in data 20 marzo dell’Health Act 2020per la Conservazione e Protezione e altre misure di emergenza nell’interesse pubblicocon adozione di regolamenti più stringenti a cura del ministero della Sanità7e alla legge sulle misure di emergenza di carattere economico assunte nell’interesse pubblico (Covid-19) 2020, ossia l’Emergency Act 2020.

Tutte le misure sono state assunte nel momento di relativa incertezza politica seguito all’esito del voto popolare del 18 febbraio 2020 da cui è risultato primo il partito nazionalista repubblicano Sinn Féin, sprovvisto dei seggi per governare da solo, secondo il partito nazionalista di destra Fianna Fàil e terzo il partito nazionalista cristiano democratico del premier uscente Leo Eric Varadkar: notizia recente è che l’Irlanda dal 15 giugno ha un governo inedito di alleanza tra i due partiti di centro destra Fianna FàilFine Gael-storicamente antagonisti- e i Verdi.

Quanto alle paventate restrizioni alla libertà di culto di questi mesi, va osservato che non è intervenuto un espresso divieto di celebrazione delle funzioni religiose né proibiti i funerali; pur tuttavia, in ottemperanza a raccomandazioni generali, nella seconda metà di marzo le tre confessioni protestanti Chiesa d’Irlanda, Presbiteriana e Metodista hanno sospeso le messe domenicali e giornaliere; la Chiesa Cattolica ha sospeso le messe pubbliche riservandole in forma privata o ricorrendo alla pastorale in streaming, analoghe sospensive sono state proclamate dalla Chiesa ebraica e dal Consiglio irlandese degli Imam. 

La Chiesa cattolica in Irlanda, unica nell’isola senza distinzioni tra la Repubblica d’Irlanda ed Irlanda del Nord, è parte della Chiesa cattolica sotto la guida spirituale del sommo pontefice; è organizzata in quattro province ecclesiastiche (Armagh, Cashel e Emily, Dublino, Tuam) da cui dipendono le 22 diocesi del suo territorio.

Esemplare il caso della diocesi transfrontaliera di Clogher8, dove il vescovo ha dovuto tenere conto di due diverse linee guida di salute pubblica9. Nell’Irlanda del Nord alle chiese e a molti altri edifici pubblici è stato ordinato di chiudere al pubblico il 28 marzo, ad eccezione dei servizi onlinee dei funerali con indicazione del governo di limitare il numero di familiari a 10; la diocesi di Clogher ha comunque sospeso funzioni e funerali dal 28 marzo al 4 maggio, riaprendo per consentire a un massimo di 10 persone in lutto di partecipare ai funerali nella chiesa.

Vero è comunque, tornando alla Repubblica d’Irlanda, che anche in occasione nelle annuali epidemie influenzali il Ministero della Salute ha raccomandato l’adozione di precauzioni dedicate alle funzioni religiose, come l’invito a non celebrare in presenza di sintomi, applicare regole di sanificazione per le parti delle chiese soggette ad uso promiscuo, suggerire agli ammalati di non prendere parte a funzioni, di schermare la tosse con fazzoletti monouso e l’impiego di soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani.

Dai dati del Dipartimento della Salute al 16 giugno scorso si ricava che i casi di Covid-19 diagnosticati sono stati in tutto 25.334 e il numero totale di decessi legati alla malattia è di 1.709, mentre 18 nuovi casi sono stati confermati. Dati assoluti da rapportare alla popolazione, che non raggiunge i 5 milioni di abitanti, e che premiano il tracciamento dei contatti e la sorveglianza attiva attuata dai medici della sanità pubblica irlandese e dai loro teamsu tutti i casi Covid-19 individuati fino ad oggi.

La Fase 2 era attesa per il 4 maggio, e nell’immediato non si è pensato di disciplinare il ripristino delle messe a porte aperte. Questo ha lasciato interdetti i leaderreligiosi che hanno sottoscritto una nota critica verso l’esecutivo, riconoscendo tuttavia come “in questo momento non sarebbe opportuno considerare un pieno ritorno alle funzioni pubbliche, a parte quelle funebri con un numero limitato di persone“; i funerali in alcune diocesi cattoliche erano stati temporaneamente sospesi,e sono gradualmente ripresi col limite per i partecipanti a un massimo di 10 persone – e solo ai membri della famiglia o agli amici intimi, se il defunto non ha familiari.

Il 14 maggio scorso il capo del governo uscente Varadkar ha incontrato i rappresentanti della Chiesa cattolica, l’arcivescovo Eamon Martin, l’arcivescovo Diarmuid Martin e l’arcivescovo Kieran O’Reilly per condividere “idee sulla riapertura dei luoghi di culto nel corso dell’estate”.

Dal lunedì 8 giugno l’Irlanda è entrata nella seconda fase di gestione dell’emergenza sanitaria: la libertà di circolazione è ripristinata all’interno delle contee di residenza o fino a 20 km per scopi sociali e ricreativi; sono possibili riunioni di massimo sei persone, all’interno o all’esterno, mantenendo una distanza interpersonale di due metri.

E’ ripartito il settore commerciale e dei servizi, ma le strutture che per loro natura comportano uno stretto contatto con altre persone per ora dovranno rimanere chiuse. Le biblioteche sono state riaperte. Spettacoli ed eventi possono tenersi a porte chiuse, senza pubblico, per essere filmati e diffusi.

Per salvaguardare la salute pubblica, i regolamenti limitano il numero di persone che possono partecipare a determinati eventi interni ed esterni (sociali, ricreativi, culturali, di intrattenimento, sportivi, di comunità o educativi) a 15 persone. È un reato organizzare o far organizzare un evento di questo tipo in cui il numero di persone presenti supera le 15 persone.

Secondo la Roadmapriconfigurata dal Governo la Fase 3 inizierà il 29 giugno e la Fase 4 il 20 luglio, sono in corso lavori per determinare cosa può aprire in ogni fase10: nell’attesa di poter riprendere il culto pubblico nelle chiese irlandesi, è stato reso noto dalla Conferenza episcopale cattolica irlandese un documento contenente linee guida per un ritorno alla celebrazione pubblica della Messa e dei Sacramenti11in nove fasi, che delinea le necessarie valutazioni del rischio e le misure di sicurezza richieste in preparazione per la ripresa delle funzioni religiose al chiuso su entrambi i lati del confine irlandese.

In Irlanda del Nord, con la prima fase del piano per allentare le misure di blocco, è stato consentito alle chiese di riaprire per la preghiera privata; il primo ministro dell’Irlanda del Nord, Arlene Foster, ha affrontato la questione dei servizi religiosi al chiuso il 2 giugno scorso, istituendo un gruppo di lavoro, che coinvolge chiese e altri gruppi di fede, per “discutere il modo migliore per raggiungere in modo sicuro la riapertura graduale dei luoghi di culto“.

L’arcivescovo di Tuam, Michael Neary, presidente del Consiglio di Dottrina e del Comitato teologico della Conferenza episcopale cattolica irlandese, ha accompagnato la pubblicazione delle linee guida con una propria riflessione pastorale12preconizzando che il ricorso all’internet, oggi imposto ai sacerdoti dalla pandemia, possa giovare domani al servizio della Fede, della Parola, e di una Chiesa, pur decimata nelle vocazioni, ma di nuovo vicina ai credenti.

1http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-anselmo-d-aosta_(Dizionario-Biografico)/

2https://www.britannica.com/event/Catholic-Emancipation

3Nel 1801 con l’Atto dell’Unione tra Gran Bretagna (Inghilterra and Scozia) e Irlanda e la nascita del Regno Unito omonimo fu abolito il parlamento irlandesee la capitale Dublino fu condannata a un pesante declino.

4Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda terminò ufficialmente il 15 gennaio 1922, quando l’accordo del 1921 fu ratificato dal governo provvisorio guidato da Michael Collins in Irlanda. 

5Lo Stato libero era parte del Commonwealth, solo nel 1949 viene proclamata la Repubblica d’Irlanda indipendente dalla Corona.

6In virtù del motu proprioSacramentorum sanctitatis tuteladi Giovanni Paolo II (2001) fu attribuita alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza riservata alla trattazione del delitto contro la moralecommesso da un chierico con un minore di anni 18, imponendo all’ordinario o gerarca obbligo di segnalazione alla Congregazione dei casi vagliati ad esame preliminare, affinché avocasse o fornisse linee guida all’accertamento.

7L’Health Act2020è intervenuto sull’Health Act del 1947 introdotto per fornire codificazione completa alla prevenzione della diffusione di malattie infettive, conferisce al ministero della Sanità il potere di emanare regolamenti “per prevenire, limitare, minimizzare o rallentare la diffusione di Covid-19” come l’introduzione di norme che limitano la circolazione dentro e verso lo Stato, richiedono alle persone di rimanere nelle loro case, vietano lo svolgimento di eventi e la previsione di un regime di detenzione per le persone potenzialmente infette. 

8La diocesi transfrontaliera di Clogher si trova a cavallo del confine irlandese, accogliendo quasi tutta la contea di Fermanagh e parte della contea di Tyrone nell’Irlanda del Nord e nella Repubblica d’Irlanda comprende tutta la contea di Monaghan e porzioni di contee Donegal, Louth e Cavan. 

9https://www.bbc.com/news/uk-northern-ireland-52577090 

10https://www.gov.ie/en/news/58bc8b-taoiseach-announces-roadmap-for-reopening-society-and-business-and-u/?referrer=http://www.gov.ie/roadmap/

11https://www.catholicbishops.ie/2020/06/09/statement-of-the-irish-catholic-bishops-conference-on-the-publication-of-the-framework-document-for-a-return-to-the-public-celebration-of-mass-and-the-sacraments/

12https://www.catholicbishops.ie/2020/06/09/archbishop-michael-neary-reflects-on-church-life-and-covid19-do-you-believe/

Ecologia integrale: nodi di rigenerazione, di Mons. Mario Toso, svolto al Convegno CURA DELLA CASA COMUNE, all’interno della Rassegna RIGENERA – Festival dell’Architettura contemporanea, a cura dell’Ordine degli Architetti di Reggio Emilia

La rigenerazione dell’umano rigenera l’architettura

Premessa

La questione sociale odierna, come ha ben evidenziato la Laudato sì’ (=LS)1 di Papa Francesco è una questione ecologicao, meglio, di ecologia integrale. Pertanto, guardando alle cause e alle possibili soluzioni di tale questione, che concerne l’umanità intera e il pianeta terra, visti insieme, siamo chiamati a vivere una conversione integrale, da parte di tutti, a più livelli.

Una tale conversione, fatta di cambiamento di mentalità, di cultura, di stili di vita e di atteggiamenti, concerne le molteplici relazioniche sostanziano il tutto sociale, dato dall’unità tra «ambiente umano» e «ambiente naturale», tra paradigmi di umanesimo e benessere abitativo, urbanistico. Non si dà una rigenerazione dell’architettura senza un’antropologia adeguata. Non si dà, infatti, esistenza umana fuori dal contesto ambientale, rurale, urbano ed architettonico. Tutto è connessonella realtà che viviamo.

Proprio per questo, la questione sociale non va affrontata come una questione a sé stante, separata dalla questione ambientale, rurale ed urbanistica, bensì come questione interconnessa con l’ecologia.

La questione sociale odierna è questione ecologica integrale

La LS ci sollecita a riflettere sulla questione sociale contemporanea muovendo dalla considerazione di quello che sta accadendo alla nostra casa comune (capitolo I), ossia a partire dai cambiamentidell’umanità e del pianeta, dalla loro rapidità. In particolare, cominciando dalle forme di inquinamento(rifiuti, cultura dello scarto) e dai cambiamenti climatici; dalla questione dell’acqua, dalla perdita di biodiversità, dagli effetti del degrado ambientalee dell’attuale modello di svilupposulla vita delle persone, dell’umanità; dall’inequità planetaria. «Di fatto il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta»,2siano essi individui o Paesi interi.3

In breve, la questione sociale ambientale si presenta in particolare come una questione etica digiustizia. Vi è un «debito ecologico» soprattutto del Nord nei confronti del Sud del pianeta. Vi è, poi, un «debito intergenerazionale» (di pari opportunità fra successive generazioni) ed «infragenerazionale» (di parità di accesso fra gli attuali cittadini del pianeta). Vi è una questione di giustizia ecologica, relativa al degrado degli ecosistemi.

All’origine della crisi ecologica odierna sta, secondo papa Francesco, una causa di origine prevalentemente umana. Si tratta, in particolare, dell’antropocentrismomodernoe del connesso paradigma tecnocratico. All’origine della crisi ecologica, si avrebbe, dunque, principalmente una causa antropologica. Più precisamente, un antropocentrismodeviato, che assolutizza il vantaggio dei singoli, la ragione tecnica, sino a ritenere quest’ultima – elemento peraltro importante del progresso – capace di risolvere tutti i problemi e di creare il senso delle cose. La tecnica, invece, ma anche i mercati, da soli, non sono in grado di garantire uno sviluppo integrale, sostenibile (umano), inclusivo e, quindi, di risolvere i problemi della fame, della miseria, dei processi di urbanizzazione, della crisi ecologica.

Quale punto archimedico, dunque, quale curaterapeutica e rigenerativadella cultura oggi dominante: cultura di tipo tecnocratico, consumistico, devastante, foriera di ingiustizie e di diseguaglianze?

Occorre far leva su una cultura ecologica personalista,aperta alla Trascendenza. Solo una cultura così connotata può essere generatrice di un’etica ecologica integrale, ossia di un’ecologia secondo cui l’essere umano non è signore assolutodell’universo, totalmente autonomo rispetto ad esso, bensì unamministratoreche sa riconoscerne e rispettarne gli ordinamenti intrinseci. Solo unanuova visionedell’uomo, non prometeica, solo un’umanità nuova, ovvero teocentrica, potrà instaurare una corretta relazione con il creato, con l’ambiente naturale, rurale ed urbano. Solo ripristinando un umanesimo trascendente, un umanesimo di tipo relazionale, ad impronta trinitaria, si potrà disporre di una concezione umanista del lavoro, della tecnica, della finanza, della città, dell’architettura. Solo ripristinando un umanesimo trascendentesarà possibile disporre di una fonte che ispira e modella i vari processi di urbanizzazione, le politiche volte alla rigenerazione urbana. L’umanesimo trascendente, frutto della rivelazione cristiana, considera la relazionalitàcome elemento essenziale dell’humanum. La persona, strutturata a tu, si compie in un «noi di persone in comunione tra di loro» e in una relazionalità che serve il bene comune e il creato senza strumentalizzazioni.

Ma occorre chiedersi: da dove può derivare un nuovo umanesimo trascendente, o quella nuova sintesi culturaleche lo compagina; da dove, in ultima analisi, può pervenirci la forza rigeneratrice di una nuova antropologia e di una nuova morale per l’attività umana, compresa quella architettonica? Secondo papa Francesco – egli non esita ad affermarlo – essi derivano a noi dalle convinzioni di fede, le quali ci offrono una fonte di sapere ed un vigore etico che integrano i vari saperi umani e le forze morali dell’uomo.

Secondo la LS le convinzioni di fede, che complementano le nostre conoscenze terrene, sono contenute sia nel «vangelo della creazione» sia nel «vangelo della redenzione». Entrambi i «vangeli», che si integrano tra di loro, aiutano a superare l’antropocentrismo dispotico, ovvero la tentazione che ha l’uomo di pensarsi onnipotente, riducendo tutto il creato, le stesse città, a «materia» manipolabile arbitrariamente, secondo criteri meramente tecnici o economici. Inoltre, immettono in una prospettiva di fede secondo cui il creato, l’umanità con la sua attività, dopo il peccato, sono «assunti» e attirati nella sfera della nuova creazione, che egli ha inaugurato con la sua incarnazione, morte e risurrezione. Il Risorto avvolge misteriosamente le creature, le attività umane, compresa l’architettura, e le orienta ad un destino di pienezza.4Dopo la risurrezione, mediante cui sottopone il creato ai gemiti di una nuova creazione, non abbandona questo mondo. Vive in esso, seppur in maniera invisibile. Lavora al suo compimento. Queste verità teologiche sono magnificamente proposte dal Beato Angelico nella sua famosa opera pittorica che raffigura il Risorto, incontrato e riconosciuto da Maria Maddalena, con la zappa in spalla, pronto a salire al Padre, ma sempre all’opera nel giardino creato da Dio.

Per quanto sin qui detto, papa Francesco ci fa capire che nella soluzione della questione ecologica, questione di ecologia integrale, in cui ecologia umana ed ecologia ambientale formano un tutt’uno, in cui un nuovo umanesimo trascendentesuscita indimenticabili paradigmi di benessere abitativo e di armonia urbanistica, come dimostra la storia del nostro Paese, è cruciale e decisiva la fede nel Risorto. Mediante una fede che contempla il Risorto e lo incontra nella storia si raggiunge un punto generativo di nuovo pensiero, di nuova cultura e di nuova architettura davvero unico. È dalla fede nella redenzione di Cristo che scaturisce un nuovo umanesimo trascendentee, di conseguenza, una nuova visionedel lavoro, della tecnica, della finanza, dell’economia, della politica, dello sviluppo, della città, dell’architettura religiosa e civile, non in quanto fini a se stessi, ma quali realtàministerialial bello, alla pienezza umana in Dio delle persone, delle famiglie e dei popoli. In Italia, molteplici edifici religiosi e costruzioni civili testimoniano quell’umanesimo trascendente e comunitario di cui le città, i borghi e le stesse piazze di importanti città mostrano di essere impronta viva ed eloquente. A tali esempi di umanità architettonica, come è il caso della piazza del palio di Siena o le «case a corte», edilizia di origine contadina, hanno poi fatto da contraltare l’obbrobrio delle Vele di Scampia, costruite tra il 1962 e il 1975, ed anche l’edilizia del secondo dopoguerra, gli anni del boomdemografico. Siamo stati testimoni dei grandi progetti di urbanizzazione che tendevano a coincidere con forme architettoniche e urbanistiche di collettivizzazione, ispirate da ideologie socialiste e comuniste. Veniva concretizzato un modello di edilizia intensiva in cui il bello e l’umano sembravano essere marginalizzati. Oggi, sospinti anche dall’ala dell’ecologia integrale, espressione dell’ispirazione cristiana, viene offerta all’architettura la possibilità di una felice rigenerazione delle città. Specie di quelle città in cui sussiste il degrado delle periferie, ma anche di quelle in cui è stata realizzata una rigenerazione standardizzata, parziale, ossia solo sulla proprietà pubblica, senza una feconda ibridazione tra pubblico e privato. È noto che la rigenerazione urbana deve tener conto di soluzioni che consentano alla qualità architettonica di abbinarsi alla sostenibilità energetica e alla sicurezza antisismica. Ma non può essere sottovalutato l’apporto ispiratore di quell’umanesimo trascendente di cui si è parlato poco sopra. Esso è intrinseco all’umanità. Rigenerare le città, poi, deve andare di pari passo con il recupero di radici e di identità, spesso appiattite da prospettive globaliste, con la valorizzazione delle relazioni umane e sociali, del protagonismo delle comunità locali, consentendo ai comuni di svolgere un ruolo primario.

Quanto affermato da papa Francesco è oggi particolarmente fecondo e creativo da un punto di vista sociale e della stessa rigenerazione architettonica. Se si intende, in specie, dar vita ad un rinascimentoantropologico ed etico – che come già accennato, è premessa di un pensiero pensante, non strumentale -, ma anche al rafforzamento dello Stato di dirittoe alla tenuta moraledella democrazia, in contesti in cui prevalgono prospettive improntate ad un neoindividualismo utilitarista e libertario, occorre coltivare un umanesimo cristocentrico, che include una visione metafisica della relazione tra le persone, un personalismo aperto alla trascendenza.

A questo punto potremmo dire che fattore rigenerante del vivere sociale, delle città, come anche fattore compattante un’ecologia integrale, in definitiva, è la fede in Cristo. Come risulta affermato nella lettera apostolica Querida Amazonia, fattore primo e principale della realizzazione di un’ecologia integrale, implicante una più profonda umanizzazione, è l’annuncio di Cristo.

  1. Altri nuclei rigeneranti a livello sociale e civile

Essendo la questione sociale odierna una questione di ecologia integrale c’è bisogno di soluzioni integrali, ossia di soluzioni che tengono in conto del fatto che non vi è una crisi ambientale e una crisi sociale, bensì un’unica crisi socio-ambientale,5che tocca i vari piani d’esistenza.

Le soluzioni vanno, allora, ricercate su più livelli di azione. Innanzitutto, sul piano internazionale, facendo leva su un consenso mondiale, su Vertici mondialimeno inconcludenti; sul piano delle politiche nazionali e locali; su una democrazia dal bassoe su una cittadinanza attiva.

Considerando quest’ultimo livello, papa Francesco, auspica la nascita dimovimenti ecologici mondialinazionali, dei cittadini in quanto tali, degli imprenditori, dei consumatori, delle famiglie, sostenuti dal dialogo delle religioni e delle scienze, da una grande opera di educazione. Ma quale educazione, considerato che essa stessa è in profonda crisi? L’educazione di cui oggi necessitiamo non deve limitarsi ad offrire nozione scientifiche e a prevenire rischi o a riparare danni. Deve includere la criticaai «miti» della modernità, basati su una ragione strumentale, su paradigmi scientisti; deve aiutare a recuperare i diversi livelli dell’equilibrio ecologico e a fare quel salto verso il mistero, che consente di dare un fondamento profondo all’etica ecologica.6

L’obiettivodell’educazione è quello di formare ad una cittadinanzaecologica; a solide virtùche abilitino ad un impegno disinteressato e costante, radicato su motivazioni adeguate; a tutta una serie di piccole azioni quotidiane, ad esempio, volte ad evitare l’uso di materiale plastico e lo spreco di carta; a ridurre il consumo dell’acqua; a differenziare i rifiuti; a cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà consumare; a spegnere le luci inutili; a riciclare le cose invece di disfarsene; a trattare con rispetto gli altri esseri viventi; ed anche a piantare alberi. Sono azioni che diffondono un benenella società e ci restituiscono il senso della nostra dignità.7

Una solida educazione ecologicaè strategica e, talora, ultima chancedi fronte alla frequenza dei comportamenti illegalinell’amministrazione degli Stati, nella società civile e tra i cittadini. 

Le leggi possono anche essere chiare, possono anche essere state correttamente approvate e promulgate, ma spesso non sono applicate. Se non basta una legislazione chiara per la protezione dell’ambiente, ad esempio di una foresta, come avviene spesso in Brasile, o per la protezione della salute pubblica, come in Italia nella «Terra dei fuochi», territorio in cui sono stati compiuti sversamenti di rifiuti industriali, tossici e nucleari, con la complicità della malavita e delle amministrazioni, di che altro c’è bisogno? Su questo tema torneremo tra poco.

Oltre ad una legislazione riformata, resa più chiara e certa, occorre unavita buonache deve animare le istituzioni sociali, la vita dei cittadini, compresi gli architetti, e che si acquisisce mediante un’educazione integrale, aperta alla trascendenza. C’è bisogno di un nuovoethos, permeato da fraternità universale e da solidarietà. La vitabuonasi struttura, mediante l’educazione alle virtù, imperniata attorno alla legge moralenaturale, inscritta nella coscienza di ogni uomo, e alla nozione di bene comune, principio centrale dell’ecologia sociale.

Solo il riconoscimento del primato del bene comuneaiuterà i cittadini e la politica, ma anche gli architetti, a non cedere alla corruzione, all’illegalità, agli interessi particolaristici. Gli Stati, i cittadini e gli uomini politici sono aperti alla protezione dell’ambiente, bene collettivo, quandosono contemporaneamente aperti al bene di tutti. Solo se il bene comune viene posto al centro dell’azione politica e delle società civili, si può superare il dramma di un agire istituzionale focalizzato su risultati immediati; schiavo di un’economia a sua volta succube del capitalismo finanziario; ostaggio di interessi elettorali8o di gruppi criminali organizzati, forniti di ingenti mezzi finanziari e di collusive protezioni.

Un criterio chiave per tutti, compresi i politici e gli architetti: la formazione della coscienza morale

Senza un’ecologia umana, ossia senza persone coltivate come esseri morali, liberi e responsabili, con una chiara e forte coscienza del bello, del bene, specie del bene comune, considerati alla luce dello sviluppo sostenibile, non è immaginabile di risolvere la questione ambientale.

Senza una coscienza morale ben formata, senza un’esistenza virtuosa, orientata dal bene, dal vero e da Dio,non è possibile affrontare adeguatamente i problemi ecologici, salvare la biodiversità, evitare l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, l’uso dissennato delle risorse, rigenerare le aree urbane, cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra di loro e con i sistemi sociali.

Senza persone formate moralmente e dal punto di vista professionale (sui problemi reali, concernenti la salute della città, del pianeta e del creato) c’è il pericolo che non si riesca a valutare il reale impatto ecologico delle nostre azioni. Chi, ad esempio, non ha una coscienza morale formata, difficilmente si atterrà all’osservanza delle leggirelative alla salvaguardia dell’ambiente, all’uso dell’acqua, all’ecologia urbana.

Senza un’educazione e una formazione di base, non è possibile l’attuazione delle leggi, il mantenimento della legalità.

Tanto all’interno dell’amministrazione della cosa pubblica, quanto nelle diverse espressioni della società civile (a livello di sindacati, a livello di urbanistica, di costruzioni) o nelle relazioni degli abitanti tra loro, si registrano con eccessiva frequenza comportamenti illegali.

Come ho già accennato sopra, le leggi possono essere redatte in forma corretta, ma spesso rimangono come lettera morta. Papa Francesco si pone, allora, una domanda: «Si può dunque sperare che la legislazione e le normative relative all’ambiente siano realmente efficaci? Sappiamo, per esempio, che Paesi dotati di una legislazione chiara per la protezione delle foreste, continuano a rimanere testimoni muti della sua frequente violazione. Inoltre, ciò che accade in una regione esercita, direttamente o indirettamente, influenze sulle altre regioni. Così per esempio, il consumo di droghe nelle società opulente provoca una costante o crescente domanda di prodotti che provengono da regioni impoverite, dove si corrompono i comportamenti, si distruggono vite e si finisce col degradare l’ambiente».9

A proposito di formazione della coscienza nella Laudato sìviene fatta questa considerazione, che non è assolutamente banale e secondaria per gli stessi architetti.

Chi mostra una considerevole superficialità nei confronti dei beni-valori della vita (dal concepimento alla fine naturale), come quando l’interruzione della gravidanza è talmente banalizzata da essere equiparata ad un semplice intervento farmacologico, oppure come è avvenuto nei confronti degli anziani nel tempo di pandemia (posposti ai più giovani nell’accesso alla terapia intensiva), appare, purtroppo, poco affidabile dal punto di vista dell’ecologia integrale, della salvaguardia dell’ambiente naturale ed urbano. Infatti, come potrebbe essere affidabile chi mostra poco rispetto per il bene primario della vita delle persone, ossia chi in sostanza è disposto a barattare la vita altrui per un interesse economico, utilitaristico o per un diritto arbitrario? Purtroppo una radice di inaffidabilità nei confronti della salvaguardia dell’ambiente si può ravvisare persino nel caso della non osservanza delle norme di sicurezza anti Covid-19. Chi pensa solo a se, e non anche alla vita altrui, rinunciando alla mascherina, non appare propenso alla tutela dell’ambiente.

Alcune linee pratiche di soluzione 

Tra i compiti dei cittadini, dei sindacati, dei politici, ma anche degli architetti, si possono annoverare:

  1. La coltivazione di un’ecologia culturale. Insieme al patrimonio naturale, ad es., di una città, va promosso anche il patrimonio storico, artistico e culturale (ugualmente minacciato). Quest’ultimo fa parte dell’identitàdi una città. Quindi, non si tratta di distruggere e di creare nuove città ipoteticamente più ecologiche. Si tratta, invece, di prestare attenzione alla cultura locale, non solo intesa come insieme di monumenti del passato, bensì come insieme delle molteplici relazioni di una cittadinanza con l’ambiente in cui vive, con la storia che la caratterizza, dal punto di vista architettonico, della vita quotidiana, della qualità della sua vita e delle conquiste tecno-scientifiche. Non bastano soluzioni meramente tecniche, senza tener conto della storia architettonica e culturale di una città. Le soluzioni meramente tecniche rischiano di non prendere in considerazione aspetti simbolici e culturali fondamentali per le comunità cittadine e rurali.
  2. La coltivazione dell’ecologia della vita quotidiana. Autentico sviluppo si ha quando si attua un miglioramento integrale della qualità della vita umana, tenendo conto degli spaziin cui si svolge l’esistenza delle persone. Gli ambienti in cui viviamo influiscono sul nostro modo di vedere la vita, di sentire e di agire. Al tempo stesso, nella nostra casa, nella mia stanza, nel nostro luogo di lavoro facciamo uso dell’ambiente per esprimere la nostra identità. Detto altrimenti, l’ambiente ci impone dei limiti, dei condizionamenti, allorché è disordinato, caotico, saturo di inquinamento visivo ed acustico. L’ambiente urbano non curato, degradato, malsano, influisce negativamente sulle persone, sulla loro salute, sul loro carattere, sull’umore, sui comportamenti.
  3. Incoraggiare la creatività e la generosità di persone e di gruppi perché siano capaci di ribaltare i limiti dell’ambiente. A volte è encomiabile l’ecologia umana che riescono a sviluppare i poveri in mezzo a tante limitazioni. La loro vita sociale positiva e benefica diffonde luce in un ambiente a prima vista invivibile. In alcuni luoghi, dove le facciate degli edifici sono molto deteriorate, vi sono persone che curano con molta dignità l’interno delle loro abitazioni, o si sentono a loro agio per la cordialità e l’amicizia della gente. «La sensazione di soffocamento prodotta dalle agglomerazioni residenziali e dagli spazi ad alta densità abitativa, viene contrastata se si sviluppano relazioni umane di vicinanza e calore, se si creano comunità, se i limiti ambientali sono compensati nell’interiorità di ciascuna persona, che si sente inserita in una rete di comunione e di appartenenza. In tal modo, qualsiasi luogo smette di essere un inferno e diventa il contesto di una vita degna» (Laudato sì’n. 148).
  4. Combattere l’estrema penuria di alcuni ambienti periferici, privi di armonia, di ampiezza, di possibilità di integrazione per impedire l’insorgere di comportamenti disumani e la manipolazione delle persone da parte di organizzazioni criminali. Per gli abitanti di quartieri periferici molto precari, l’esperienza quotidiana di passare dall’affollamento all’anonimato sociale che si vive nelle grandi città, può provocare una sensazione di sradicamento che favorisce comportamenti antisociali e violenza.
  5. Favorire la progettazione di edifici, quartieri, spazi pubblici, città col contributo di più discipline capaci di comprendere i processi, il simbolismo e i comportamenti delle persone. Non basta la ricerca della bellezza nel progetto, perché ha ancora più valore servire un altro tipo di bellezza: la qualità della vita delle persone, la loro armonia con l’ambiente, l’incontro e l’aiuto reciproco. Anche per questo è tanto importante che il punto di vista degli abitanti del luogo contribuisca sempre all’analisi della pianificazione urbanistica (LS n. 150).
  6. Potenziare la cura degli spazi pubblici, dei quadri prospettici, dei punti di riferimento urbani, che accrescono il senso di appartenenza, di radicamento, del «sentirsi a casa» all’interno della città intesa come un «noi».
  7. Politiche che favoriscono la proprietà della casa. Questa favorisce la dignità delle persone e lo sviluppo delle famiglie. Si tratta di una questione centrale dell’ecologia umana. Vanno migliorati gli agglomerati caotici di case precarie, urbanizzandoli, non cacciando le persone. Sono belle le città che superano la sfiducia, integrano i differenti e fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo. Sono belle le città che anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro.
  8. Lacura della qualità della vita nelle città rispetto al trafficointenso, inquinante, con consumo di enormi quantità di energia non rinnovabile, con la conseguente costruzione di più strade e parcheggi che danneggiano il tessuto urbano. E, quindi, diventa necessario considerare l’urgenza del miglioramento sostanziale dei trasporti urbani, spesso affollati all’inverosimile, scomodi, con scarsa frequenza dei servizi, introducendo bus elettrici, come green-go bus a Faenza, la città ove sono vescovo.
  9. Operare affinché la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti, come il carbone, il petrolio, il gas (in misura minore) venga progressivamente sostituita, incrementando lo sviluppo delle energie rinnovabili. «Non si può pensare a ricette uniformi, perché vi sono problemi e limiti specifici di ogni Paese e regione. È vero anche che il realismo politico può richiedere misure e tecnologie di transizione, sempre che siano accompagnate dal disegno e dall’accettazione di impegni graduali vincolanti. Allo stesso tempo, però, in ambito nazionale e locale c’è sempre molto da fare, ad esempio promuovere forme di risparmio energetico. Ciò implica favorire modalità di produzione industriale con massima efficienza energetica e minor utilizzo di materie prime, togliendo dal mercato i prodotti poco efficaci dal punto di vista energetico o più inquinanti. Possiamo anche menzionare una buona gestione dei trasporti o tecniche di costruzione e di ristrutturazione di edifici che ne riducano il consumo energetico e il livello di inquinamento. D’altra parte, l’azione politica locale può orientarsi alla modifica dei consumi, allo sviluppo di un’economia dei rifiuti e del riciclaggio, alla protezione di determinate specie e alla programmazione di un’agricoltura diversificata con la rotazione delle colture. È possibile favorire il miglioramento agricolo delle regioni povere mediante investimenti nelle infrastrutture rurali, nell’organizzazione del mercato locale o nazionale, nei sistemi di irrigazione, nello sviluppo di tecniche agricole sostenibili. Si possono facilitare forme di cooperazione o di organizzazione comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali dalla depredazione» (n. 180).
  10. Politiche di disincentivazione delle cattive pratiche e di incentivazione delle buone pratiche, come lo studio dell’impatto ambientale prima dell’elaborazione di un progetto produttivo, come l’incentivazione di processi trasparenti che coinvolgono gli abitanti di un luogo, rifiutando politiche focalizzate solo su risultati immediati.
  11. Politiche che non si subordinano pedissequamente ad una finanza di mera speculazione.

Conclusione

Di particolare importanza sono le parole rivolte da papa Francesco all’uditorio dell’Udienza generale del 12 settembre 2020, anche con riferimento al rapporto tra ecologia integrale e rigenerazione architettonica: «Per uscire migliori da una crisi come quella attuale, che è una crisi sanitaria e al tempo stesso una crisi sociale, politica ed economica, ognuno di noi è chiamato ad assumersi la sua parte di responsabilità cioè condividere le responsabilità. Dobbiamo rispondere non solo come persone singole, ma anche a partire dal nostro gruppo di appartenenza, dal ruolo che abbiamo nella società, dai nostri principi e, se siamo credenti, dalla fede in Dio. Spesso, però, molte persone non possono partecipare alla ricostruzione del bene comune perché sono emarginate, sono escluse o ignorate; certi gruppi sociali non riescono a contribuirvi perché soffocati economicamente o politicamente. In alcune società, tante persone non sono libere di esprimere la propria fede e i propri valori, le proprie idee: se le esprimono vanno in carcere. Altrove, specialmente nel mondo occidentale, molti auto-reprimono le proprie convinzioni etiche o religiose. Ma così non si può uscire dalla crisi, o comunque non si può uscirne migliori. Usciremo in peggio».

+ Mario Toso

Vescovo di Faenza-Modigliani e

Delegato per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Emilia Romagna

1Cf Francesco,Laudato sì’(=LS), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2015.

2LS n. 48.

3Cf LS n. 51.

4Cf LS n. 100.

5Cf LS n. 139.

6Cf LS n. 210.

7Cf LS nn. 211-212.

8Cf n. 178.

9FRANCESCO, Laudato sì’, n. 142.